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Sono la regina degli angeli maldestri delle calde notti sole di violini ascoltati. Sono la regina del sottile sentire ansiosi di angeli maldestri fragili gelsomini in fiore che passeggiano battendo ritmi che corrono dentro ferendo tremanti cuori in equilibrio sulla linea della mia inquieta lingua. Sono la regina di angeli in attesa di dolce risveglio.
Barcollavo danzando. Cadevo per terra. Mi rialzavo implacabile. Ricominciavo imperterrita. Agguantavo bottiglie. Colpivo le bocche. Mi abbuffavo di lingue. Luce soffusa da crimine. Coraggio dai annientati. Sei una catastrofe. Dai mirati. Colpisci quel cuore che palpita. Che sia piatto il suo battito. Forza stravolgiti. Tu sei la principessa del regno in cui tutti si usano. Non puoi risorgere. E tutta una balla. Possiedi un destino coi muscoli. Lucente più di una sciabola. La stessa potenza che sa sottomettere. Schiava rimani al guinzaglio. C'era la musica. Mi sbattevo a destra e a sinistra. Quando è arrivato il momento d'affrontare la torta sono crollata sul tavolo e lui m'ha raccolta. Ridevano attorno quegli altri. Ridevano forte e lui m'ha tirato su il corpo. Come l'ha fatto. L'ha fatto con grazia. Quasi fossi cristallo che un niente può rompere. Ed era diverso dalla colluttazione dei corpi che conoscevo. Dal modo in cui mi prendevano senza rispetto. E in quel momento ho capito che c'era dell'altro per una donna. E per la prima volta ho sentito la dolcezza di un maschio. E ho pensato che era quello il mio sogno grandissimo. Stavo stretta nelle sue braccia. Un angelo a sollevare la derelitta. Io sul suo petto. Infilata come una spilla. E anche se quell'uomo non mi piaceva mi piaceva moltissimo. E anche se non Ilio mai amato l'ho amato in maniera intensis-sima. Perché io non ho mai amato nessuno. Nemmeno me stessa.
E ti odio ancora. All'ennesima potenza. Quasi un fulmine che squarcia. Quella luce a devastarti. La distanza che ci tiene è un laccio che stringe. Sono dall'altra parte diversis-sima. Due estremità che non si lasciano. E lo so che non riuscirò a dimenticarti perché nasco dal tuo opposto. Una condanna. Sei la rappresentazione della mia mancanza. Posso solo guardarti mentre vivi la mia vita e stare ferma. Ho cercato di imparare a morire sapendo di non essere mai nata veramente. Ho cercato di non aver paura dell'annientamento. Non ci sono riuscita. Ora riesco. Mettiti la faccia. Dai brutta stronza. Conficcatela contro. Dio cristo fallo adesso. Lo sto facendo stai calma. Con chi parli. Con chi stai parlando. Sei sola. Non ce nessun altro. Parlo con lei. Lei mi ascolta. Angelica piccola è qui presente. Sono con lei. Lei mi è addosso. Sul petto. Le sto parlando. Mi sta scopando. Non vedi che occhi. Non vedi quanto mi guarda. Ce troppo silenzio. Ce sempre. Mi fa male tutto. Smettila adesso di compatirti. Stai zitta altrimenti non sento. Chi devi sentire. Angelica piccola. Devo ascoltarla. Mi parla. La metto. Stai calma. La sposto. Vattene cazzo ti supplico. Ce troppo silenzio non sento. Se te ne vai posso capirla. Parla foltissimo. Ora urla. Si dimmi Angelica piccola sono quell'altra. Quella venuta dopo di te. Quella che ti ha strangolato ogni volta. Che non ti ha dato nessuna scelta. Solo corromperti. Vivere niente. Stuprarti e strapparti le bambole. Quanto mi manchi. Quanto mi manchi. Dio cristo quanto mi manchi. Ora che sei tornata voglio indossarti. Sei qui davanti. La tua faccia. Solo quella. La tua faccia di carta. Ti sto ritagliando. Bucando le tem-pie. C'infilo un elastico. Piccoli nodi da un capo all'altro. Ora sei qui. Sei la mia maschera. Vedi ritorni. Dai soffocami. Nascondimi questo viso che troppo conosco. Sovrastami. Cancellami. Cancellami. Una sostituzione senza bisturi. Una chirurgia che s'incolla. Ti ho cercata in qual-cun altro. Sei la bambina. Non potrò mai più toccarti. Ti hanno strappata da me. Ti ho strappato le bambole. Mi manchi. Mi manchi. Devo ammazzarti. Sapere che sei sotto terra. Devo strangolarti per davvero questa volta. Sapere che è finita. Che non potrò mai più cercarti. Sono grande capisci. Un'adulta. Non avrò indietro più niente. Non piangere. Fanculo non farlo. Abbracciami il volto. Il suo ovale di carta. Angelica piccola. Un elastico a tenerlo sul mio. Premuto contro. Due fori nelle pupille per vedermi riflessa. E quelle stanze erano il deserto. E c'era sabbia sollevata dal vento. E c'ero io con le mani nei capelli a distruggerla. Mi ero spogliata per bene. Solo lei sulla pelle. Ferma davanti allo specchio del bagno. Nient'altro. Perché nient'altro ce che una donna davanti a se stessa. Continuamente. E come sempre avrei voluto. Avrei voluto di tutto. Nient'altro..
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Per le parole Isabella Santacroce.
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